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born in MaMaStudiOs

15 febbraio 2016

Me, il mio nuovo logo e la dichiarazione d’indipendenza

FridaKahlo_mannarienrica

La dichiarazione d’indipendenza a cui faccio riferimento in questo post non è quella degli Stati Uniti del 4 Luglio 1776. Ma bensì la mia, che più o meno risale a un moto di consapevolezza molto forte, datato 2015.

Non ho mai avuto un logo. Ne ho fatti molti nella mia carriera di designer, moltissimi; quello che avrebbe dovuto identificarmi, però, non sono mai riuscita a progettarlo. D’altronde che il calzolaio vada in giro con le scarpe rotte non è una novità. Poi qualcosa è cambiato. (Finalmente)

Il 2015 è stato un anno turbolento per vari motivi e su vari fronti. Un anno bellissimo, intenso e faticoso, soprattutto su una questione: me.

E quando dico me non intendo il progetto ME (che sarebbe questo su cui state leggendo il post)  ma Io, me stessa, me medesima, Chi sono. Dove vado. Cosa voglio. 

Riuscire ad accettarsi per quello che si è, con i pregi e i difetti, con le aspettative che non sempre vanno a buon fine, con l’ego che a volte è forte e luminoso e altre è buio e vacillante non è semplice. L’emotività sempre sul filo del collasso, l’empatia che aiuta e distrugge se orientata male, i sensi di colpa che non sai neanche perché li hai, l’ idea che credi gli altri abbiano di te che non corrisponde alla tua.

Riuscire ad accettarsi veramente nella nostra meravigliosa e terrificante unicità è un lavoro che richiede tempo e pazienza. A volte essere unici somiglia drammaticamente a essere soli.

Ecco. Questa è stata la mia grande rivoluzione del 2015. Accorgermi di dover lavorare seriamente su questo aspetto. Con tutta la sincerità possibile e la tenacia disponibile.

Ovviamente ci starò da qui fino alla morte, ma sono certa sarà un percorso che mi avvicinerà sempre di più a qualcosa che somiglia alla luce. Chiara e accogliente. (Niente neon da ospedale o luci da discoteca, grazie)

La rivoluzione ha comportato l’esigenza professionale di identificarmi in un marchio. Ora potevo farlo. Due o tre cose di ME le avevo capite.

Ho fatto un brainstorming utilizzando Facebook. Mi sono molto divertita. Era Ottobre. Per un mese ho fatto ai miei amici reali e virtuali delle domande su di me. Avevo bisogno di capire come venivo percepita dall’esterno. Dopo un po’ ho capito che quello che si vedeva da fuori era molto simile a quello che vedevo io da dentro. E mi è piaciuto. Mi sono sentita “allineata”. E zac, in qualche settimana è venuto fuori il logo ME. Che poi ME sta per me, me stessa, io e anche per Mannari Enrica. Vedi a volte i casi della vita?

Quel piccolo logo ha designato l’inizio della mia dichiarazione indipendenza. Indipendenza da come mi vorrebbero gli altri. Da cosa gli altri si aspettano da me. Indipendenza dalle mie paure, che non sono loro a guidarmi ma io che guido loro. Indipendenza da tutto quello che mi rende prigioniera di dinamiche non mie, ma ormai presenti e radicate nel mio io.

Farò il meglio che potrò per essermi vicina. Per essere la migliore versione di ME che conosca. Questo non vuol dire compiacere o essere assertivi nei confronti delle aspettative altrui. A meno che non combacino con le proprie. Non vuol dire neanche piacere a tutti. Nonostante tu ti senta meravigliosamente a tuo agio ci sarà qualcuno che non condividerà il tuo modo di pensare, agire, parlare. E meno male. Perché la crescita è spesso nel confronto. E a volte anche nella sofferenza.

A voi sembreranno banalità forse, ma questa è stata la  prima vera rivoluzione consapevole verso ME stessa e l’inizio di una nuovo percorso tutto ego e consapevolezza.

Buona vita. E che sia sincera.

“Non rinnego la mia natura, non rinnego le mie scelte, comunque la si guardi sono stata fortunata nella vita. Molte volte nel dolore si trovano i piaceri più profondi, le verità più complesse, la felicità più vera. Tanto assurdo e fugace è il nostro passaggio per questo mondo, che l’unica cosa che mi rasserena è la consapevolezza di essere stata autentica, di essere la persona più somigliante a me stessa che avrei potuto immaginare.”

Frida Kahlo

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Cuori infranti e aspettative disattese. Con il lieto fine però.

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