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born in MaMaStudiOs

25 aprile 2016

Pepe Mujica, Ibiza e il valore del proprio tempo

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Quanto vale il nostro tempo? Questa domanda ho iniziato a pormela qualche anno fa, prima di quel momento ho sempre ragionato in termini di produttività, di soddisfazione legata al possedere qualcosa (casa, abiti, macchina ecc) e di volontà nell’arrivare a certi obiettivi professionali. Certo, c’erano gli affetti, l’amore, la famiglia, ma li davo per scontati.

Giorno dopo giorno ho iniziato a vivere con riluttanza molte delle dinamiche che fino a poco tempo prima ero abituata ad accettare senza soffermarmi troppo. Ho iniziato a desiderare di fare quello che volevo, quello che mi rendeva felice e nel tempo ho scoperto, non senza fatica, che molte delle cose che mi rendevano VERAMENTE felice avevo smesso di farle. Me le ero quasi dimenticate. Ho anche scoperto che il denaro non era così strettamente legato alla felicità e alla soddisfazione personale. Avevo bisogno di molti meno soldi per essere felice rispetto a quanti ne avessi bisogno per essere infelice.

Poi mi sono “imbattuta” virtualmente in Pepe Mujica, (presidente dell’ Uruguay dal 2010 al 2015) e ho ascoltato e letto con molta attenzione alcuni dei suoi interventi orientati ad una visione della vita che mette la felicità al potere, (che poi è anche il titolo del suo libro) e il mio cammino verso quella che è la mia libertà è diventato ancora più deciso e consapevole.

“Per essere liberi bisogna avere tempo: tempo da spendere nelle cose che ci piacciono, poiché la libertà è il tempo della vita che se ne va e che spendiamo nelle cose che ci motivano”

Ho lasciato il mio lavoro di direttore creativo, ho lasciato la mia vita nelle città e mi sono trasferita al mare, ho smesso di lavorare per le aziende in cui non mi identificavo, ho smesso di usare solo il computer, ho iniziato a disegnare a mano, ho smesso di fare shopping compulsivamente, ho smesso di comprare riviste patinate, ho regalato la mia televisione e gran parte del mio guardaroba griffato. Ho smesso di essere così attaccata agli oggetti perché “tu credi di possederli ma sono loro che possiedono te”, ho smesso di mangiare quasi completamente cibi industriali, non ho la macchina ma ho un motorino e da poco una bicicletta. Insomma, ho iniziato a vivere in un modo più consapevole ed etico (nei limiti di un essere umano con la passione per le tinte per capelli, la tecnologia e gli smalti).

Da questi cambiamenti “pratici” a quelli attitudinali e mentali è passato e dovrà passare ancora del tempo, ma quando le tue abitudini cambiano anche la tua mente prende strade nuove e l’ansia, il senso del controllo, l’inadeguatezza che spesso mi accompagnavano con il tempo si sono affievolite lasciando spazio a energie positive, a calma, comprensione e pazienza ( anche se il mio temperamento a volte mi suggerisce un lanciafiamme, ma come leggete ci sto lavorando).

Ed eccomi qui, oggi, pronta a partire per la mia isola magica: Ibiza, un posto che per anni ho immaginato come quello perfetto in cui vivere, in cui costruire qualcosa, un posto che per anni ho preferito lasciare nel cassetto dei sogni invece che in quello dei progetti per paura di essere dissuasa dalla vita e dall’esperienza. Per paura di arrivare lì e accorgermi che non era come pensavo, che magari non era cosi meraviglioso perché un conto è andare in vacanza e un conto è abitare in un luogo. E poi come potevo prendere due mesi per me? Due mesi? Impossibile. Come faccio con il lavoro? La casa? Gli impegni?

Volere è potere, la vita è una sola e cosa sono due mesi a fronte dell’idea di felicità che possono regalare?

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